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LUDOVICA LUXURY -THE ILLITERATE -mobile

Studio
Mistress Ludovica Luxury
Duration
0:11
Category
double domination
Price
$11.99
Published
Mar 19, 2025

Italian speaking.       here i am with my two mistress friends, a tight trio ready to wield our dominance. we step into the room and freeze: our slave is sitting on the sky-blue velvet sofa, lounging like he owns the place instead of staying where he belongs—on the floor. he’s the servant of one of my friends, and as we settle beside him, she starts venting, her voice thick with disdain. “this one’s a total illiterate,” she says, tapping her fingers on the armrest. “his messages are a mess—misspelled words, nonsense, and he throws an ‘h’ in everywhere, like it’s a verb. ‘i has done,’ ‘i has seen’ —i can barely understand him. i’m sure he’s never cracked a book in his life.” my other friend and i exchange a look, a mix of disbelief and amusement turning into a plan. “stupid and sitting on the sofa,” i say, my voice dropping into a menacing tone as i stand, hands on hips. “this calls for a lesson.” my friends nod, their eyes glinting with playful sadism. “let’s see if a few slaps can jolt those brain cells,” one adds, and we get ready to show him who’s in charge. he stares at us, mouth half-open like he might speak, but we don’t give him the chance. i start. i lean in close, my face inches from his, and deliver a sharp slap to his left cheek, the sound slicing through the air like a whip. his head jerks to the side, a red mark blooming instantly, and he blinks, dazed. “that’s for the sofa,” i say, stepping back. his owner rises next, a crooked smile on her lips, and lands a hard slap on his right cheek, making him flinch as it turns crimson. “and that’s for your ignorance,” she says, her voice dripping with mockery. the third friend leans over from the sofa and fires off a quick slap, her open palm hitting with a crisp clap that rocks him. “wake up that brain,” she laughs, and i jump back in. but we’re not done. “let’s do it together,” i suggest, and we move as one. i slap from the left, his owner from the right, and the other from above, our hands crossing in a flurry of slaps—a chaotic rhythm of strikes echoing through the room. his cheeks turn into a patchwork of red, his head bouncing side to side, and he lets out a low groan, eyes squinting from the sting. “any neurons firing yet?” i ask, smirking, as our hands keep raining down, a storm of palms shaking him without pause. it’s almost funny watching him try to keep up, but he’s too dim to manage. then i get an idea. “hold on,” i say, and stride over to grab a book from a nearby shelf—a thick, hardbound volume, perfect for our purpose. i return, weighing it in my hands with a nasty grin, and smack it full across his face with a solid thud. his head snaps back, and i laugh. “here’s some culture for you,” i say, handing it to his owner. she takes it, eyeing him like she’s picking her spot, and slams it against his forehead, a hit that makes him sway on the sofa. “learn something, idiot,” she says, passing it to the other friend. she doesn’t hesitate: a quick smack to his left cheek, then his right, the book thwacking his flushed skin as we laugh, a chorus of scorn filling the air. “maybe some smarts will sink into that empty head,” she says, tossing it aside with contempt. finally, we stop, satisfied. he sits there, cheeks swollen and red, eyes glistening with humiliation, still on the sofa he doesn’t deserve. “out,” i command, my voice cold and cutting, pointing to the floor. “crawl.” he slides off, slow and clumsy, and starts crawling toward the exit, his body dragging as we watch from above, triumphant. “next time,” i say, drumming my fingers on the velvet, “stay on the floor and maybe try reading something, illiterate.” my friends laugh, a sound that follows him as he disappears, and we settle back on the sofa, our untouchable domain, knowing this lesson—slaps and a book to the face—will stick with him for a long time.          eccomi qui con le mie due amiche mistress, un trio affiatato pronto a esercitare il nostro dominio. entriamo nel salotto e ci fermiamo di colpo: sul divano celeste in velluto, il nostro schiavo è seduto, spaparanzato come se fosse il padrone di casa, invece di starsene al suo posto—per terra, dove appartiene. È il servo di una delle mie amiche, e mentre ci sediamo accanto a lui, lei inizia a lamentarsi, la voce carica di disprezzo. “questo qui è un analfabeta totale,” dice, tamburellando le dita sul bracciolo. “quando mi scrive messaggi, è un disastro—parole storpiate, errori ovunque, e usa la ‘h’ come se fosse un verbo. ‘ho fatto’, ‘ho visto’, anche quando non ci vuole. non capisco mai cosa vuole dire, e sono sicura che non ha mai aperto un libro in vita sua.” io e l’altra amica ci scambiamo uno sguardo, un misto di incredulità e divertimento che si trasforma in un’idea. “stupido e pure seduto sul divano,” dico, la voce che si abbassa in un tono minaccioso, mentre mi alzo in piedi, le mani sui fianchi. “questo merita una lezione.” le mie amiche annuiscono, gli occhi che brillano di sadismo giocoso. “vediamo se qualche schiaffo gli scuote quei pochi neuroni,” aggiunge una, e ci prepariamo, pronte a fargli capire chi comanda. lui ci guarda, confuso, la bocca socchiusa come se volesse dire qualcosa, ma non gli diamo il tempo.inizio io. mi avvicino, il viso a pochi centimetri dal suo, e gli mollo uno schiaffo secco sulla guancia sinistra, il suono che taglia l’aria come una frustata. la sua testa si piega di lato, un rossore che fiorisce subito sulla pelle, e lui sbatte le palpebre, stordito. “questo è per il divano,” dico, e passo il turno. la sua padrona, quella che si è lamentata dei messaggi, si alza con un sorriso storto e lo colpisce dall’altra parte, uno schiaffo forte che lo fa sobbalzare, la guancia destra che si arrossa in un istante. “e questo per la tua ignoranza,” dice, la voce che stilla sarcasmo. la terza amica non si tira indietro: si sporge dal divano e gli dà un colpo rapido, un palmo aperto che atterra con un clap deciso, facendolo oscillare. “muovi quel cervello,” ride, e io mi unisco di nuovo.ma non ci basta. “facciamolo insieme,” propongo, e ci muoviamo all’unisono. io colpisco da sinistra, la sua padrona da destra, e l’altra dall’alto, le nostre mani che si incrociano in una raffica di schiaffi—un caos ritmico di colpi che risuonano nella stanza. le sue guance diventano un mosaico di rosso, la testa che rimbalza da una parte all’altra, e lui emette un lamento basso, gli occhi che si stringono per il bruciore. “qualche neurone si è svegliato?” chiedo, ironica, mentre le nostre mani continuano a piovere su di lui, un temporale di palmi che lo scuote senza tregua. È quasi comico vederlo cercare di tenere il passo, ma non c’è speranza—è troppo ottuso per reagire.poi mi viene un’idea. “aspettate,” dico, e mi allontano per prendere un libro da uno scaffale vicino—un tomo pesante, con una copertina rigida, perfetto per il nostro scopo. torno indietro, lo soppeso tra le mani con un sorriso cattivo, e lo colpisco in pieno viso con un colpo deciso. il libro sbatte contro la sua faccia con un tonfo sordo, la testa che scatta all’indietro, e io rido. “ecco un po’ di cultura per te,” dico, passandolo alla sua padrona. lei lo prende, lo guarda per un secondo come se stesse decidendo dove mirare, e lo colpisce di nuovo, stavolta sulla fronte, un colpo che lo fa barcollare sul divano. “impara qualcosa, idiota,” dice, e lo passa all’altra amica. lei non esita: un colpo rapido sulla guancia sinistra, poi uno sulla destra, il libro che sbatte contro la sua pelle arrossata mentre noi ridiamo, un coro di scherno che riempie l’aria. “chissà se gli entra un po’ di intelligenza in quella testa vuota,” aggiunge, lasciandolo cadere accanto a lui con disprezzo.alla fine, ci fermiamo, soddisfatte. lui è lì, le guance gonfie e rosse, gli occhi lucidi di umiliazione, ancora seduto sul divano celeste che non merita di toccare. “via,” ordino, la voce fredda e tagliente, indicando il pavimento. “e striscia.” lui si lascia scivolare giù, lento e goffo, e inizia a strisciare verso l’uscita, il corpo che si muove a fatica mentre noi lo guardiamo dall’alto, trionfanti. “la prossima volta,” dico, tamburellando le dita sul velluto, “stai per terra e magari prova a leggere qualcosa, analfabeta.” le mie amiche ridono, un suono che lo accompagna mentre sparisce, e noi ci rilassiamo sul divano, il nostro regno intoccabile, sapendo che questa lezione—tra schiaffi e un libro in faccia—gli rimarrà impressa a lungo.    

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