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LUDOVICA LUXURY -I WILL NOT REPEAT, STICK YOUR TONGUE! -mobile
Eng-ita speaking. today, i’ve decided to test my personal slave’s taste, letting him choose a pair of boots for me with one rule: they must be leather, of exceptional quality. i’ll give him credit—he did well, though not quite my style. he picked black boots with a high square heel, sturdy and practical, perfect for everyday wear and ideal for cleaning after getting thoroughly dirty. i’d have preferred sleek, lethal stilettos, but these, costing 500 euros, exude a rich, luxurious leather scent that fills my dungeon, an aroma so heady it almost distracts me from his usual incompetence. almost. in my dungeon, a realm of shadows and dominance, i sit on the base of the pillory, a dark wooden block that seems carved to amplify my authority. i cross my legs with calculated slowness, the glossy boots catching the flicker of candlelight, their square heels lending a grounded, pragmatic air. “not my stilettos,” i say, eyeing him with an ironic smirk, “but you’ve got taste. you deserve a reward. worship them.” he kneels, eyes glued to the flawless leather, but his attempt at worship is, as always, a fiasco. after years of practice, his tongue barely protrudes, a weak, embarrassing effort that disgraces the boots’ quality. “what are you doing?” i snap, my voice thick with exasperation. “i’ll repeat, stick out your tongue!” he tries again, but it’s hopeless: his tongue seems laughably short, a flaw that draws a sharp laugh from me. “seriously? after all this time, you still can’t lick properly? must be too short, poor thing,” i say, my sarcasm cutting deep. i give his chin a nudge with the boot’s tip, the square heel adding a practical sting to the humiliation. my patience runs dry. “get up,” i order, stepping off the pillory base, my heels striking the dungeon’s stone floor with a resolute thud. “you chose boots perfect for getting dirty and cleaned, but as a worshipper, you’re a failure.” i dismiss him with a scornful gesture, leaving him humiliated and trembling as i walk away, the leather’s scent trailing me like an aura of dominance, my power over him undeniable. oggi ho deciso di mettere alla prova il gusto del mio schiavo personale, lasciandogli scegliere un paio di stivali per me, con un’unica regola: devono essere in pelle, di qualità superiore. devo ammetterlo, ha fatto un buon lavoro, anche se non proprio nel mio stile: ha optato per un paio di stivali neri con tacco alto quadrato, robusti e pratici, perfetti da indossare tutti i giorni e ideali per essere puliti dopo averli sporcati a dovere. avrei preferito un tacco a spillo, elegante e letale, ma questi, costati 500 euro, sprigionano un profumo di pelle pregiata così intenso che riempie il mio dungeon, un aroma lussuoso che quasi mi distrae dalla sua prevedibile inettitudine. quasi. nel mio dungeon, un regno di ombre e dominio, mi siedo sulla base della gogna, un blocco di legno scuro che sembra scolpito per esaltare la mia autorità. accavallo le gambe con lentezza calcolata, gli stivali lucidi che catturano la luce fioca delle candele, il tacco quadrato che dona un’aria di solida praticità. “non proprio il mio tacco a spillo,” dico, squadrandolo con un sorrisetto ironico, “ma hai buon gusto. meriti un premio. adorali.” lui si inginocchia, gli occhi incollati alla pelle impeccabile, ma il suo tentativo di adorazione è, come sempre, un disastro. dopo anni di pratica, la sua lingua sporge a malapena, un gesto fiacco e imbarazzante che non rende giustizia alla qualità degli stivali. “ma che fai?” sbotto, la voce carica di esasperazione. “ripetero, tira fuori la lingua!” ci riprova, ma è inutile: la sua lingua sembra ridicolmente corta, un difetto che mi strappa una risata tagliente. “sul serio? dopo tutto questo tempo, ancora non sai leccare come si deve? dev’essere troppo corta, poveretto,” dico, con un sarcasmo che lo trafigge. gli do un colpetto sul mento con la punta dello stivale, il tacco quadrato che aggiunge un tocco di umiliazione pragmatica. la mia pazienza si esaurisce. “alzati,” ordino, scendendo dalla base della gogna, i tacchi che risuonano sul pavimento di pietra del dungeon con un suono deciso. “hai scelto stivali perfetti per essere sporcati e puliti, ma come adoratore sei un fallimento.” lo congedo con un gesto sprezzante, lasciandolo lì, umiliato e tremante, mentre mi allontano, il profumo della pelle che mi avvolge come un’aura di dominio, il mio potere su di lui innegabile.
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